Piano pastorale parrocchiale 2014/15


ANALISI DEI BISOGNI:
- aumento di famiglie separate, divorziate, risposate, disoccupate, immigrati, malati, persone sole, anziani, giovani drogati e ludodipendenti; 
- mancanza di volontari per Caritas, s. Vincenzo e attività oratoriali; 
- mancanza di contatti stabili con le famiglie immigrate presenti nel territorio parrocchiale;          

OBIETTIVI:
- attenzionare le famiglie che presentano disagi relazionali, economici e deviazioni particolari; 
- impegno più deciso a sensibilizzare al volontariato per Caritas e S. Vincenzo;
- impegno costante a creare ponti di amicizia con famiglie extracomunitarie.    
                       
PROPOSTE:
- attivare centri di ascolto nelle famiglie che presentano i disagi di cui sopra esercitare il ministero della consolazione attraverso i  ministri straordinari dell’Eucaristia; 
- vicinanza amichevole con le famiglie del catechismo onde prevenire forme di devianza; 
- interventi concreti (alimenti, vestiario, ecc.) a sostegno dei disoccupati nel quartiere e/o in comunità favorire momenti di sincera fraternità (a natale, carnevale, ecc.).

Santa Elisabetta d'Ungheria

Elisabetta, figlia di Andrea, re d'Ungheria, e di Gertrude, ebbe una vita breve. Nata nel 1207, fu promessa in sposa a Ludovico, erede del sovrano di Turingia. Costui la prese in sposa a quattordici anni, fu madre a quindici e già restò vedova a soli vent’anni; il marito morì ad Otranto prima di partire con Federico II per la sesta crociata in Terra Santa. Elisabetta ebbe tre figli: Ermanno, Sofia e Gertrude, quest'ultima nata già orfana di padre. Alla morte del marito, Elisabetta ricevette indietro la dote e la offrì interamente ai poveri; con quei soldi verrà costruito un ospedale. Ma soprattutto ai poveri donò la sua vita: visitava gli ammalati due volte al giorno, e poi raccoglieva aiuti facendosi mendicante: tutto questo rimanendo nella sua condizione di vedova. La sua scelta di povertà scatenò la rabbia dei suoi genitori, che ben presto le sottrassero i figli. Visse da povera e da povera si ammalò; morì a Marburgo, in Germania il 17 novembre 1231 e venne canonizzata nel 1235. È compatrona dell’Ordine Francescano secolare assieme a S. Ludovico; protettrice degli infermieri, delle società caritatevoli, dei fornai.

Chiamati a servire la famiglia


Tanta attenzione, in questi giorni trascorsi, ha suscitato l’Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia, tenutasi in Vaticano dal 5 al 19 ottobre scorso. Il termine Sinodo deriva dal greco ed unisce le due parole “insieme” e “cammino” e sta ad indicare un organismo formato da Vescovi, presbiteri, diaconi, religiosi e laici intorno al Papa,  che si interrogano e si confrontano su uno specifico argomento per dare alla  Chiesa tutta indicazioni per approfondire la tematica trattata in unità e comunione. Significativamente il Sinodo straordinario sulla famiglia è iniziato con una veglia di preghiera in Piazza San Pietro dal titolo “Accendi una luce in famiglia” alla quale un numeroso gruppo della nostra parrocchia ha partecipato con tanto entusiasmo e sacrificio ricavandone sicuramente tanto bene.  La presenza di tanti fedeli ha voluto esprimere vicinanza e sostegno al Sinodo chiamato a esprimersi su un tema così importante e delicato come la famiglia. Infatti, la questione in gioco è non solo il futuro della famiglia, ma dell’intera società umana, di cui la famiglia è la cellula portante. Il Sinodo è stato chiamato ad esprimersi in particolare sui problemi della vita matrimoniale, della vita familiare, dell’educazione ai figli e al ruolo della famiglia cristiana nella missione della Chiesa in una società che si trasforma velocemente e che pone quotidianamente nuove sfide. Il Sinodo ha registrato giornate di confronto e riflessioni, evidenziando talvolta diversità di vedute, posizioni che ognuno ha potuto manifestare con  massima libertà. Lo stesso Papa Francesco ha rivolto  l’invito ai sinodali a parlare liberamente e di tenere presente che la famiglia, qualunque siano le  situazioni o le sue crisi, deve essere accolta, ascoltata, accompagnata perché la Chiesa ha sempre le porte aperte a tutti gli uomini per quanto irregolari e difficili siano le loro vite, vicine o lontane da Dio. Sono stati registrati diversi interventi poiché la realtà della famiglia è diversa nelle varie parti del mondo. Diverse voci, diversi contesti, diverse situazioni e diverse circostanze. Tutte però con un denominatore comune: il desiderio di servire  e promuovere la famiglia  e soprattutto l’invito a “uscire”, come dice il Papa, per guarire specialmente quelli che soffrono situazioni di difficoltà.
Il Sinodo è venuto non certo per cambiare la dottrina, bensì la pastorale alla luce dei mutamenti sociali, compresa la crisi economica che grava non poco sulle famiglie. Per non parlare delle numerose crisi matrimoniali, affrontate spesso in modo sbrigativo e senza il coraggio della pazienza, della verifica, del perdono reciproco e anche del sacrificio. Nessuna conclusione dopo il lungo dibattito, ma un documento finale che aiuterà tutto il popolo di Dio, nei prossimi mesi, a prendere coscienza e consapevolezza della ricchezza di questi lavori, delle tracce, delle esperienze e una piattaforma di lavoro che porteranno a un nuovo Sinodo nell’autunno del 2015. Abbiamo fatto esperienza di una Chiesa viva, vigorosa, sorretta dallo Spirito Santo dove tutti parlano partendo dalla propria prospettiva, volendo dare il meglio al popolo cristiano nella comunione e nell’unità. Dunque un arrivederci che mi piace concludere con le parole di Papa Francesco “ Dio non teme le novità. Seminiamo per il futuro”. Affidiamo tutto a Maria, Madre nostra e custode della Famiglia di Nazareth.

Giovanni Occhipinti