Quinta domenica di Pasqua - Anno B


LITURGIA DELLA PAROLA

COLLETTA
O Dio, che ci hai inseriti in Cristo come tralci nella vera vite, donaci il tuo Spirito, perché, amandoci gli uni gli altri di sincero amore, diventiamo primizie di umanità nuova e portiamo frutti di santità e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
PRIMA LETTURA
Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo. Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso. La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.
Parola di Dio


SALMO 21
Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!

Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.

Quanti dormono sotto terra,
a lui solo si prosteranno
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.

Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!».


SECONDA LETTURA
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Parola di Dio

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore


LECTIO LITURGICA

“O Dio, che ci hai inseriti in Cristo come tralci nella vera vite, donaci il tuo Spirito, perché, amandoci gli uni gli altri di sincero amore, diventiamo primizie di umanità nuova e portiamo frutti di santità e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo... “ (Preghiera di Colletta della 5ª domenica di Pasqua - Anno B)

§  “O Dio, che ci hai inseriti in Cristo come tralci nella vera vite...”

«Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla (...) Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto» (Giovanni 15,4-5.7).

§  “O Dio, che ci hai inseriti in Cristo come tralci nella vera vite, donaci il tuo Spirito...

“In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato” (1 Giovanni 3,24).

“La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore, e con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero” (Libro degli Atti degli Apostoli 9,312).

§  “O Dio, che ci hai inseriti in Cristo come tralci nella vera vite, donaci il tuo Spirito, perché, amandoci gli uni gli altri di sincero amore...”

“Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità (...) Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato” (1 Giovanni 3,18.23).

§  “O Dio, che ci hai inseriti in Cristo come tralci nella vera vite, donaci il tuo Spirito, perché, amandoci gli uni gli altri di sincero amore, diventiamo primizie di umanità nuova e portiamo frutti di santità e di pace

«In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli» (Giovanni 15,8).

“Saulo... cercava di unirsi ai discepoli... Barnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù” (Libro degli Atti degli Apostoli 9,26-27).


REVISIONE DI VITA

O Padre, tu che ci hai reso tuoi figli nel Figlio donaci il tuo amore, perché amandoci gli uni gli altri come siamo stati amati, da Te e da Figlio tuo, “diventiamo primizia di umanità nuova e portiamo frutti di santità e di pace”

«Rimanete in me e io in voi»

La carità è la sorgente di vera fraternità, perché ci si aiuta ad essere:

“magnanimi, benevoli, a non essere invidiosi, non cercare la vana gloria, respingere l’orgoglio, non mancare di rispetto, non cercare il proprio interesse, non adirarsi contro il fratello, non tenere conto del male ricevuto, non godere dell’ingiustizia, ma rallegrarsi della verità”. (cfr. 1 Corinzi 13,4-7)

4 pomeriggi in piazzetta 4 you!


Per i tutti Giovanissimi, per chi ha voglia di fare nuove conoscenze, per gli appassionati della musica, per tutti i ragazzi che hanno un cervello e vogliono imparare ad usarlo, per chi vuole passare un pomeriggio diverso dagli altri, per chi ha domande e ne vuole fare, per chi .... per te?

Ti aspettiamo!!!

Cristo Risorto è vivo, mi ama, mia attende!

Buona Pasqua, amici miei! Buona Pasqua a tutti!

Desidero ancora una volta annunciarvi con gioia: Cristo è risorto! Il Signore della vita era morto, ma ora vivo trionfa! Cristo risorto è la nostra speranza! Lontano da lui c’è solo tristezza e angoscia. E vi chiedo di proclamare con convinzione: «Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto» e di invocare con fede: «Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza». Nel contesto dell’anno pastorale dedicato alla speranza, mi piace sottolineare che la morte e la risurrezione di Gesù sono il «cuore della nostra speranza». Senza la fede nel Cristo morto e risorto, «la nostra speranza sarà debole» e «non sarà neppure speranza» (Papa Francesco, Catechesi all’udienza generale, 3 aprile 2013). Non possiamo infatti dimenticare le parole di san Paolo: «Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati» (Prima lettera ai Corinzi, capitolo 15, versetto 17).
Amici miei, noi possiamo sperare perché Cristo è risorto, è veramente risorto!
Nikos Kazantzakis (1885-1957) è poeta e narratore greco di grande valore, ed è anche il simbolo dell’inquietudine, dell’avventura, della ricerca. Affascinato dall’idea di Dio (che però non coglie nel suo vero volto), dalla figura di S. Francesco e dall’esperienza dei monasteri, ma anche da personaggi e da idee di segno opposto, è stato definito «uno scrittore inseguito dal demone dell’inquietudine metafisica e della ricerca senza meta, avventuriero senza bussola e senza approdi» (Ferdinando Castelli, Volti di Gesù nella letteratura moderna, vol. II, Paoline, Milano1990, pag. 305). Egli aveva scritto che è dovere dell’uomo «vincere l’ultima, la più grande tentazione, la speranza»; conseguentemente volle che sulla sua tomba si scrivesse: «Nulla temo, nulla spero, sono libero». Per noi è così solo in parte. «Nulla temo», è vero, non temiamo nulla perché ci fidiamo di Colui che ci ha ordinato di non aver paura (Vangelo di Marco, capitolo 6, versetto 50); “sono libero”, aneliamo alla libertà, perché Cristo ci ha liberati per la libertà (cfr. lettera di san Paolo ai Galati, capitolo 5, versetto 1). «Nulla spero», no. Noi non possiamo non sperare. Noi, vi dicevo a Natale, dobbiamo sperare, abbiamo bisogno di sperare in Colui che, solo, può curare le ferite, rasserenare il cuore, donare la pace. Noi abbiamo bisogno di guardare avanti, con fiducia e coraggio. La speranza ci permette di vedere il futuro, anche se gli occhi sono pieni di lacrime. Gli occhi dell’uomo e della donna che vivono nella speranza vedono «la tenda di Dio con gli uomini», dove «Dio abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate» (Apocalisse, capitolo 21, versetti 3-4). La speranza non è una «tentazione», ma un dono e una risorsa per vivere e vivere bene! Amici miei, noi possiamo e dobbiamo sperare perché Cristo risorto è vivo e ci ama! 
Il 21 marzo scorso è tornato alla casa del Padre, mons. Giuseppe Pasini, un prete padovano che ha amato Dio soprattutto servendolo nei poveri. Nel suo intervento a Lucca il 1º marzo 2008, in occasione del convegno su «La nostra memoria per un nuovo annuncio», mons. Pasini disse: «Il contenuto della speranza è sintetizzato in tre verbi: Cristo risorto è vivo, mi ama, mi attende. Il centro di tutto è: Mi ama». Affido alla vostra meditazione questi tre profili della speranza.
Molto semplicemente vi dico che a Pasqua noi diciamo a voce alta la nostra speranza in Cristo, che è risorto ed è vivo, ci ama e ci attende perché la gioia non abbia mai fine.
A Pasqua noi diciamo a voce alta che l’amore di Cristo è presente nel mondo, è più forte di qualunque male e non ci abbandona! Che cosa, si chiedeva san Paolo, potrà separarci dall’amore di Cristo, «la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?». La risposta è: «In tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati»; nulla «potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Lettera ai Romani, capitolo 8, versetti 35-39).
Con tanto affetto.

                                                                                                    + Paolo, vescovo