
Apertura casa di accoglienza "Io sono con te"

Verrà inaugurata oggi 16 maggio alle ore 18, la casa d'accoglienza per donne in difficoltà "Io sono con te". L'inaugurazione avverrà presso la struttura sita in via Roma n°213/a, Comiso, alla presenza di S. E. Mons. Paolo Urso.
La casa risponde alle esigenze del territorio diocesano, soprattutto a quelle delle donne che hanno subito violenze o mancano di una rete di protezione sociale o parentale.
L'osservatorio diocesano delle povertà e risorse di Ragusa, ad esempio, registra che la maggior parte delle persone che si rivolgono ai centri di ascolto della Caritas è costuita da donne (70%). Molte di queste donne subiscono violenze o maltrattamenti in ambito familiare o si trovano senza un tetto sotto il quale abitare.
Il servizio di accoglienza si aggiunge a quanto già la Diocesi ha messo in atto nel servizio alle povertà.
La casa risponde alle esigenze del territorio diocesano, soprattutto a quelle delle donne che hanno subito violenze o mancano di una rete di protezione sociale o parentale.
L'osservatorio diocesano delle povertà e risorse di Ragusa, ad esempio, registra che la maggior parte delle persone che si rivolgono ai centri di ascolto della Caritas è costuita da donne (70%). Molte di queste donne subiscono violenze o maltrattamenti in ambito familiare o si trovano senza un tetto sotto il quale abitare.
Il servizio di accoglienza si aggiunge a quanto già la Diocesi ha messo in atto nel servizio alle povertà.
IV Domenica del tempo pasquale
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». (Gv 10,1-10)
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». (Gv 10,1-10)
III Domenica di Pasqua
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,e conversavano di tutto quello che era accaduto.
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste;
uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo;
come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso.
Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro
e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!
Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.
Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.
Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».
E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro,
i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone».
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc 24,13-35)
San Domenico Savio

Domenico Savio nacque nel 1842 a San Giovanni, presso Chieri. Fu il secondo di ben dieci fratelli. Ricevette la sua prima comunione all’età di sette anni e fu proprio da quel momento che tracciò il suo progetto di vita che sintetizzò in quattro propositi : “Mi confesserò molto spesso e farò la comunione tutte le volte che il confessore me ne darà il permesso. Voglio santificare i giorni festivi. I miei amici saranno Gesù e Maria. La morte, ma non peccati”. Ben presto Domenico incontrò Don Bosco; il santo educatore rimase sbalordito da questo ragazzo. Dopo aver chiacchierato un po’ con il santo, Domenico affermò: “Io sono la stoffa, lei ne sia il sarto: faccia un bell’abito per il Signore!”. Nel giro di venti giorni entrò a far parte dell’oratorio di Don Bosco; si mise dunque a seguire la strada per la santità mostratagli dal santo: allegria, impegno nella preghiera e nello studio, far del bene agli altri, devozione a Maria. Domenico imparò presto a dimenticare se stesso, i suoi capricci e a diventare sempre più attento alle necessità del prossimo. Ma nell’estate del 1856 scoppiò il colera, malattia a quel tempo incurabile. Ammalatosi anch’egli, dovette far ritorno a casa, dove mori fra le braccia dei genitori il 9 marzo 1857, consolando la madre con queste parole: “Mamma, non piangere, io vado in Paradiso”. Pio XI lo definì “piccolo, anzi, grande gigante nello spirito”. Santificato nel 1954 Domenico divenne il più giovane santo cattolico non martire.
Via Lucis
La "Via Lucis" ci aiuta a meditare la risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, perchè anche noi possiamo imparare a vivere da risorti.
Ogni venerdì fino a Pentecoste, sarà celebrata la "Via Lucis " per le strade delle varie zone del territorio parrocchiale e negli orari stabiliti da ciascun gruppo.
Per i giovani, giovanissimi e post-cresima l'appuntamento è ogni venerdì alle 20.30 in piazzetta S. Cuore.
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